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Come ha fatto un cervello a diventare di vetro: la scoperta dopo millenni

Come ha fatto un cervello a diventare di vetro: la scoperta dopo millenni
Photo by Ahmed Adly – Unsplash
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Un’incredibile scoperta archeologica nei siti distrutti dall’eruzione catastrofica del Vesuvio del 79 d.C. svela un fenomeno straordinario: un cervello umano vetrificato. Un nuovo studio illumina le dinamiche di tale trasformazione.

Come ha fatto un cervello a diventare di vetro: la scoperta dopo millenni
Photo by Ahmed Adly – Unsplash

Nel cuore delle rovine di Ercolano, sepolte dalle ceneri violente e mortali dell’eruzione del Vesuvio, gli archeologi hanno disseppellito un ritrovamento senza precedenti: un cranio che custodisce un cervello trasformato in vetro. Questo affascinante processo, oggetto di un’analisi avanzata, offre uno scorcio unico nella storia e nei fenomeni naturali che seguirono quel cataclisma antico.

Un Fenomeno Unico: Il Cervello Vetrificato

Nel vasto campo dell’archeologia, il caso del cervello vetrificato di Ercolano è unico, catturando l’attenzione di studiosi di tutto il mondo. In genere, la vetrificazione di un organo, nota come transizione vetrosa, avviene solo in condizioni di raffreddamento estremamente rapido, spesso sfruttata nella crioconservazione per preservare mentre vengono congelati in modo controllato. Tuttavia, il cranio scoperto ad Ercolano suggerisce che ci sia un’altra dimensione a questo fenomeno.

Trovato nel 2020 da un team di ricercatori, il cranio apparteneva probabilmente a un uomo che fu sepolto dai flussi piroclastici. Queste rocce e ceneri bollenti viaggiavano come un’onda, e l’uomo, colto di sorpresa mentre giaceva ancora a letto in un edificio religioso noto come il Collegio degli augustali, divenne parte di questo drammatico capitolo della storia.

La Scienza dietro la Vetrificazione

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Photo by Lalupa – Openverse

Cosa ha portato un organo delicato come il cervello a vetrificarsi? Il vulcanologo Guido Giordano e il suo team hanno risposto a questa domanda analizzando gli eventi successivi all’eruzione. Calcoli dettagliati hanno rivelato che una prima nube di cenere, surriscaldata a temperaturi di oltre 510 °C, avrebbe investito il corpo. Subito dopo, un brusco calo termico avrebbe giocato un ruolo cruciale nella rapida vetrificazione dell’organo.

Giordano spiega che l’interazione tra la rapidità con cui il corpo fu avvolto e raffreddato dalla nube, insieme alla protezione fornita dalle ossa craniche e spinali, contribuì alla conservazione eccezionale delle microstrutture del cervello “Il vetro formatosi grazie a questo processo unico ha preservato perfettamente il cervello e le sue microstrutture,” si legge nello studio evidenziato da Scientific Reports.

L’Eruzione: Una Catastrofe Inevitabile

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Photo by pom’. – Openverse

L’eruzione del Vesuvio nel 79 d.C. rappresenta uno dei disastri naturali più devastanti di cui si abbia memoria storica. Frutto dell’attività tettonica caratteristica della regione campana, la potenza distruttiva del Vesuvio ebbe origine nelle dinamiche di subduzione fra le placche africana ed eurasiatica. Dopo secoli di accumulo di pressione nella camera magmatica al di sotto del vulcano, il Vesuvio eruttò con un’improvvisa furia, sollevando un pennacchio di ceneri fino a 33 chilometri di altezza e cancellando intere città come Ercolano, Pompei, Stabia e Oplontis dalla mappa.

Con ogni nuova scoperta, i resti del Vesuvio continuano a gettare luce su questi eventi catastrofici e sui complessi fenomeni che accompagnarono la fine di questi insediamenti. Un viaggio attraverso il tempo nei misteri del nostro passato, il cervello vetrificato di Ercolano racconta una storia di trasformazione e conservazione che continua ad affascinare.