Grazie a un rivestimento in tungsteno, il reattore ha superato ogni aspettativa, segnando un passo avanti verso ITER e l’energia pulita.

Il mondo della ricerca scientifica è nuovamente in fermento grazie al tokamak WEST, sigla di tungsten Environment in Steady-state Tokamak, che ha sorpreso gli esperti di tutto il pianeta. Sotto la supervisione del CEA, l’ente francese per l’energia atomica e le energie rinnovabili, WEST ha raggiunto un’incredibile impresa: il mantenimento del plasma di idrogeno confinato per un tempo record di 1337 secondi, ossia 22 minuti e 17 secondi. Questo risultato strappa il primato al reattore cinese EAST, che aveva raggiunto il massimo storico di 1066 secondi il mese scorso. Come sottolineato dalla CEA, la chiave di questo successo risiede nel mantenimento di una temperatura del plasma di 50 milioni di gradi, con l’ausilio di 2 MW di energia termica all’interno della complessa struttura toroidale del reattore. Ma quali sono i segreti tecnologici dietro questa straordinaria pietra miliare?
Innovazioni tecnologiche nella fusione nucleare
Conosciuto in passato come Tore Supra, il tokamak WEST ha subito una serie di rilevanti aggiornamenti tecnologici che l’hanno proiettato nella frontiera della ricerca sulla fusione nucleare. Una delle innovazioni più distintive è l’utilizzo del tungsteno per il rivestimento delle pareti e il divertore, elemento chiave che protegge dalle imponenti temperature generate dal plasma. L’impiego del tungsteno non è meramente estetico; infatti, è in grado di resistere meglio al calore ed emette meno impurità nel drammatico ambiente interno del reattore. Questo contribuisce a mantenere la stabilità del plasma, riducendo inoltre l’assorbimento di idrogeno e trizio, un isotopo prezioso dell’idrogeno di cui le riserve globali sono molto limitate, attualmente sotto i 30 chili.

La visione del futuro con ITER
Il lavoro svolto su WEST riveste un’importanza strategica per il progetto ITER, un ambizioso reattore sperimentale in costruzione nel sud della Francia. ITER ha l’obiettivo di dimostrare la fattibilità commerciale dell’energia da fusione, puntando a generare energia pulita su larga scala. È previsto, entro il 2023, di rivestire le pareti interne di ITER con tungsteno anziché berillio, grazie alle migliori caratteristiche di questo metallo. Questo cambiamento non solo accredita una maggiore resistenza al calore, ma riduce anche le impurità, rendendo il consumo di trizio più efficiente. Ciò rappresenta un significativo progresso verso l’applicazione pratica della fusione nucleare, una tecnologia che potrebbe trasformare radicalmente il modo in cui l’umanità produce e utilizza l’energia.
Un futuro alimentato dalla fusione
Questi traguardi avvicinano sempre di più il sogno di un mondo alimentato da energia pulita e sostenibile alla realtà. Chi avrebbe mai potuto immaginare che la soluzione alle sempre crescenti esigenze energetiche globali fosse nascosta nelle intricate danze di particelle estremamente calde, custodite nel cuore dei tokamak?